Roma 04 luglio 2012
 
Responsabilitą verso la collettivitą
 
di Laura C. Paladino
 
 


Responsabilità verso la collettività:

comportamento sociale ed etico della donna tra ricerca,

innovazione e impresa

Questo il titolo di una interessante tavola rotonda che si è svolta il 9 giugno a Roma, nella bella cornice della Sala Alessandrina dell'Accademia dell'Arte Sanitaria, in Lungotevere in Sassia. L’evento, che ha avviato una riflessione al femminile su etica e impresa, è stato organizzato da Stampa Medica Italiana in collaborazione con ITWIIN, l'Associazione Italiana delle Donne inventrici ed innovatrici. Ha fatto gli onori di casa, portando i saluti della Presidenza dell'Accademia dell'Arte Sanitaria, di cui è Vicepresidente, il Dottor Mario Bernardini, medico, bioeticista, giornalista.

Mi è gradito presentare qui, a grandi linee, i contenuti della tavola rotonda e l'interessante dibattito, che ho avuto l'onore di moderare, e a cui hanno partecipato, oltre al Dottor Bernardini, la presidente di ITWIIN, Rita Assogna, la Dottoressa Irene Martini, biologa e direttore scientifico di SmartBank, Paola di Giacomo, docente e autrice del libro “La Corporate Social Responsability: il sistema Italia”, edito da Franco Angeli, e Silvana Campisi, Responsabile dell'Unità Operativa Cellule Staminali dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma.

Aprendo la discussione, il Dottor Bernardini, unico uomo in un tavolo di donne, ha sottolineato l'importanza dell'appuntamento: oggi il ruolo della donna è divenuto essenziale per modificare le logiche del mondo, e per orientarlo più saldamente a ricercare non solo il profitto, ma anche i valori morali. Le donne operano con maggiore responsabilità sociale, con attenzione alle persone e non solo agli interessi, e sono attive sempre di più in ambiti che in passato erano loro inaccessibili perché esclusivo appannaggio degli uomini: tecnologia, medicina, biochimica, giornalismo rappresentano oggi le nuove frontiere dell’agire femminile. Con la “doppia giacca del medico e del giornalista” il dottor Bernardini ha salutato con favore l'aumento della presenza femminile nelle due professioni che svolge, e ha detto di riconoscere nelle donne affidabilità, convinzione e competenza non comuni.

E' intervenuta poi Rita Assogna, presidente ITWIIN, l'associazione nata nel 2007, sul modello europeo di EUWIIN, che mira a promuovere e a valorizzare la creatività femminile, premiando tutti gli anni una invenzione o una innovazione, munite di regolare brevetto, che siano state pensate da una donna italiana, in particolare nel campo delle scienze della vita. “L'obiettivo”, ha spiegato Assogna, “è fare in modo che l'ingegno di ogni persona, con la sua specificità e senza differenze di genere, concorra al bene della società”. La Assogna ha presentato l'associazione che presiede e il prossimo premio ITWIIN, che sarà assegnato in novembre a Roma, e ha sottolineato come la donna, per sua natura, si impegni più dell'uomo per il benessere e per il progresso della comunità, talvolta a scapito di se stessa: per questo valorizzarne l'operato significa beneficare tutte le persone e migliorare la qualità della vita.

In questo senso ha agito Irene Martini, che ha fondato, dopo gli studi di biologia e varie collaborazioni universitarie, l'azienda SmartBank, attiva nell'informazione sull'uso e la conservazione delle cellule staminali. In questo modo, ha spiegato la Martini, “la scienza diventa fruibile e non è collocata in un contesto astratto, grazie al lavoro di donne che vogliono trasmettere i risultati delle loro ricerche”. E riflettendo sul valore dell'etica di impresa, ha detto: “se vuole riuscire, un imprenditore deve guardare lontano: e se si guarda lontano si è etici”. Una affermazione importante, che mi ha consentito, durante la moderazione, di approfondire il senso e la storia di un guardare lontano che, in termini economici, si chiama “sostenibilità”. Guardare lontano è, infatti, in primo luogo impegnarsi per conservare il pianeta alle nuove generazioni, e tutelare le persone: in una parola, impegnarsi per la sostenibilità, termine non soltanto ecologico, ma anche economico, se è vero che ecologia ed economia parlano entrambe di quell'oikos (di qui il prefisso eco, di origine greca) che è la nostra casa comune, la Terra.

Ne è seguito un rapido excursus sul percorso storico della sostenibilità, dalle origini del termine (nato nell'ambito della silvicoltura nel '700) fino alle riflessioni degli anni '70, elaborate dal Club di Roma e relative ai limiti della crescita, alla conferenza di Stoccolma e alla nascita, negli anni '80, dell'espressione “sviluppo sostenibile”, capace di integrare istanze di natura ambientale, sociale ed economica. L'insieme di queste istanze è stata recepita, come è noto, nel 1992 (con aggiornamenti nei decenni successivi) dall'Agenda 21, elaborata nel corso della Conferenza di Rio de Janeiro, un vero e proprio vademecum di propositi per il XXI secolo, per la salvaguardia del pianeta e delle persone.

D'altra parte il termine sostenibilità, ha ricordato Paola Di Giacomo, “non è riferibile solo al sistema economico: si veste, infatti, di nuovi contenuti e sottolinea la nascita di un modo nuovo di vivere più compatibile con il progresso tecnologico. La sostenibilità si ricollega ad una visione del mondo che si fonda su dei valori e che ci spinge a parlare di responsabilità inquadrata nel contesto sociale. La produzione è certamente orientata alla logica dei guadagni, ma l’attenzione che si dimostra verso i codici etici non è da sottovalutare. Emergono contesti in cui il miglioramento dello stile di vita diventa uno dei punti cardine dell’azione umana. Ecco che l’innovazione e la ricerca scientifica non sono così lontane da un’etica consapevole: sempre più frequentemente leggiamo di innovazioni orientate ad usare, in modo consapevole, i materiali che si hanno a disposizione, individuando i fini ed evitando gli sprechi. Si può generare, perciò, ricchezza anche non sostenendo spese eccessive, a costi contenuti”.

Su questo tema, e sulla differenza che esiste tra profitto e speculazione, ha riflettuto ancora Silvana Campisi, impegnata nel campo della ricerca sulle cellule staminali e Presidente di ProDoMed, Progetto Donne del Mediterraneo, una realtà che si impegna per promuovere lo sviluppo di tutti i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, culla della civiltà e dei valori che accomunano il mondo occidentale. In particolare per i Paesi meno sviluppati ProDoMed mira a valorizzare e sostenere l'attività delle donne, riconoscendo in esse e nel loro lavoro il vero volano per lo sviluppo dell'economia e per la promozione del bene comune. “La donna”, ha spiegato la Dottoressa Campisi, “può essere leader nel proprio campo, e rappresentare un nuovo modello di sviluppo, attraverso l'attività imprenditoriale e la promozione del lavoro. Rendere sostenibile l'ìimprenditoria femminile, che di norma è più etica, significa migliorare la società e l'economia: gli studi dimostrano che il Pil cresce del 15% quando aumentano le imprese femminili”.

Al termine dell'interessante dibattito, è emersa chiaramente la convinzione che non ci possa essere vero sviluppo senza la promozione dei valori etici e morali: la donna, per sua natura, ne garantisce la conservazione, e il suo ruolo nella imprenditoria e nell'economia diventa pertanto sempre più centrale ed urgente, in quanto porta in sé la capacità di umanizzare questi campi.

 Laura Carmen Paladino

Dottore di Ricerca in Storia Antica

Università di Bologna

 

   

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