Procreazione medicalmente assistita
 
di Redazione (P.Colapinto)
 
 


In memoria di Emanuele Lauricella, dalla legge 40 alla sentenza 151/2009 sulla procreazione medicalmente assistita 

A quindici anni dalla scomparsa del Professor Emanuele Lauricella, l’associazione scientifica Cecos, che opera nel campo della medicina della riproduzione, ha dedicato al suo fondatore una giornata di studio, presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria a Roma, per proseguire quel dibattito etico, medico e legislativo che Lauricella aveva portato avanti con passione e professionalità. Il medico fu, infatti, tra i primi specialisti ad istituire le spermateche in Italia, preoccupandosi di preservare la capacità riproduttiva della persona a seguito di neoplasie o terapie invasive.

L'associazione venne costituita nel 1984 dal Professore e da un gruppo di medici pionieri nell’assistenza alle coppie con problemi di infertilità. Erano gli anni in cui l’incidenza della infertilità era alta ma anche in cui i progressi della fisiopatologia della riproduzione, grazie anche alla tecnica Fivet (fertilizzazione in vitro degli ovociti), rendevano possibile la fertilità a coppie che negli anni precedenti non avrebbero potuto neanche lontanamente immaginare di potere avere figli.

In mancanza di regole, però, divenne urgente, per i medici che operavano nel campo della riproduzione, la necessità di stabilire dei codici di regolamentazione riguardo a cosa la scienza rendesse tecnicamente possibile o accettabile eseguire. Fu nel 1992 che il Cecos, su proposta di Lauricella, si diede un’autoregolamentazione sulle metodiche di fecondazione assistita e soprattutto sul problema di potenziare la ricerca sulla criconservazione dell’ovocita.

Già in quell’epoca si segnalava un limite sul numero di embrioni da trasferire per favorire la gravidanza, anticipando di anni un lungo dibattito scientifico approdato nel 2004 con la legge 40, i cui limiti vennero poi arginati con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 151 del 2009.

Con la legge 40 il ricorso alla procreazione medicalmente assistita era di fatto circoscritta ai casi di sterilità o di infertilità documentate da atto medico. La legge vietava, inoltre, il ricorso a tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo, impediva la crioconservazione e limitava le tecniche di produzione degli embrioni fino ad un massimo di tre.

Le disposizioni contenute nella legge ed, in particolare, il divieto di utilizzare gameti di donatori e l’obbligo di formare solo tre embrioni generava nelle coppie la convinzione che un ciclo di fecondazione assistita eseguito in Italia avesse poche chance di successo, dando il via a quel fenomeno chiamato ‘turismo procreativo’ che movimentò dal 2004 migliaia di coppie italiane verso paesi stranieri per eseguire quelle tecniche di donazione di spermatozoi, di ovodonazione e di diagnosi preimpianto proibite in Italia.

Fu con la sentenza della Corte Costituzionale del 2009 che, dichiarando illegittimo il comma 2 dell’articolo 14 della legge 40 limitatamente alle parole ‘ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre’, venne di fatto sancito il diritto della coppia al trattamento più adatto sulla base delle proprie condizioni, concordando con il medico il percorso da seguire senza limitazioni alle procedure terapeutiche. 

L’applicazione della sentenza 151/2009 ebbe la sua efficacia nel cambiamento del numero di embrioni trasferiti, soprattutto nel numero di quattro embrioni, vietati precedentemente alla sentenza, e nella conseguente riduzione dei parti trigemini e di gravidanze quadruple. Inoltre, ha favorito l’aumento delle tecniche di congelamento di embrioni, rispetto al diminuito ricorso alle moderne tecniche di crioconservazione degli ovociti.

Paola Colapinto

   

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